“dicono di noi”

Bordighera, 1967

...Il Festival si era svolto con la solita perfezione organizzativa di Cesare Perfetto [...] conclusa dalla premiazione che si era svolta a Montecarlo il 22 luglio, con una globale passerella di vincitori e giurati.

Fernanda Pivano

Diari 1917-1973 Bompiani Editore

Milano, 1964

Caro Cesare,

con una lacrima che scende dolce dal mio cuore mi accingo a dirti che “non potremo ritrovarci quest’anno”.

[…]

Nondimeno ti sto vicino! E anche Franca è con noi. Sono certo che avrete il successo di sempre. Salutami tutti gli amici, a te, tua moglie e alle tue bambine abbracci a non finire

 

tuo Dario

Dario Fo

Premio Nobel per la Letteratura 1997

Cap Ferrat, 1958

… En ce qui me concerne, il n’existe pas d’arts mineurs. Selon les circonstances Offenbach me charme autant que Mozart.

La poésie s’exprime à sa guise et il arrive que le caricaturiste soit un poète et que le rire nous ouvre en deux jusqu’ à l’âme, autant que l’enthousiasme.

Bref le caricaturiste est un épouvantail dont la gesticulation grotesque attire les oiseaux au lieu de les mettre en fuite.

Un épouvantail couvert d’oiseaux, voilà comment j’aime à me représenter l’Association Internationale des Humoristes qui me demande cette préface.
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Jean Cocteau

Poète, graphiste, dessinateur, dramaturge et cinéaste français

“A Bordighera, proprio alle pendici della collina dedicata ai soggiorni luminosi dell’inverno in Riviera, un intero negozio con intere pareti di novità librarie, rappresentano l’ispirazione per riletture e aggiornamenti.

Ma soprattutto c’è Cesare Perfetto, l’inventore del Salone dell’Umorismo, i suoi baffi nascondono una fertilità d’iniziative che non si brucia sicuramente nella contrarietà, caparbio ed appassionato, telefona a Peynet - quello dei fidanzatini - manda un fax a Steinberg, pesca al volo Quino, chiacchiera con Schulz – quello dei Peanuts – con Jacovitti, con Mordillo, con Forattini, con Luciano De Crescenzo o con Luca Goldoni…”

 

Mario Soldati

Scrittore, giornalista, sceneggiatore

Bordighera

Non è facile spiegare l'atmosfera che si viveva nel “cerchio magico” del Salone dell'Umorismo, anche perché i “cerchi” (chiamiamoli così) erano più d'uno, sempre più allargati concentrici. Il Salone non era solo la sede dove erano esposti i disegni e le grafiche e non solo il teatro dove si svolgeva la premiazione, ma era la città stessa, le sue strade, le sue spiagge, i suoi bar e i suoi ristoranti. I partecipanti-disegnatori, scrittori, giornalisti, giurati – si spostavano a gruppi o in comitiva e tutto si svolgeva in comune. Indimenticabili le tavolate nella strada, le serate nei villaggi vicini. 

Di anno in anno si rafforzavano le amicizie personali, ci si dava appuntamenti e si riviveva, senza noia, tutto quello che già si era provato, ma sempre con qualcosa di più e di meglio. La retorica vorrebbe spingerci a usare un termine desueto: il Salone era come una famiglia. In realtà, era proprio così. Certo lo sfottò dominava com'era logico ed era impossibile essere permalosi. Inoltre non c'era gerarchia. Anche i personaggi “nazionali” e addirittura “internazionali” si adeguavano a una tribù senza gerarchie, dove però il livello intellettuale e culturale era sempre alto anche se mai cattedratico. E poi erano infinite le iniziative collaterali, le presentazioni, i dibattiti, gli ospiti della musica e del teatro. Un piccolo grande mondo che cresceva rotolando come una valanga che però non faceva danni. Era un mondo che arricchiva e dove ci si arricchiva, sempre con il sorriso sotto i baffi di Cesare Perfetto. Per chi ha vissuto per anni quell'esperienza di fine luglio il Salone è una cosa che manca. È una parte di sé stesso. 
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Paolo Lingua

Giornalista, scrittore

Quando il mondo sapeva sorridere.

Onore a Cesare Perfetto, padre dell’umorismo.

Cesare Perfetto è andato via alcune settimane fa, tra l'inverno e la primavera. Portando con sé soltanto il suo sorriso. Quello stesso sorriso che, come amava ripetere, teneva sempre a tracolla fin dai tempi della scuola (a Roma, dov'era nato nel 1919, trasferendosi poi in Liguria) compagno di classe, fino al liceo, nientemeno che di Giulio Andreotti.

Il resto, forse tutta la sua vita, lo conserviamo un po' ognuno di noi. Disegnatori e scrittori umoristi.

Ma anche attori di cinema e di teatro, personaggi dello spettacolo e dello sport, grandi firme e giovani di talento, editori, giornalisti, appassionati, curiosi. Tutti noi che, immancabilmente, tra luglio e agosto, in un'infinita e irripetibile estate, da ogni angolo del mondo ci riunivamo per condividere l’amicizia e l'allegria, colorando di festa le strade di Bordighera. Qui, per più di mezzo secolo, Cesare ci ha regalato - a noi e all'intero pianeta -il Salone Internazionale dell'Umorismo, il più famoso e gioioso appuntamento del Novecento con l'arte dell’ironia e del sorriso.

Bordighera in quei giorni diventava, almeno per noi umoristi, l'indiscusso ombelico del mondo. Oscurando perfino il cosmopolitismo della vicina Montecarlo e dei luoghi più celebrati della mitica Costa Azzurra.

Ci sentivamo (e forse lo siamo stati davvero) privilegiati da una sorte benigna. Sui boulevards di Corso Italia - dove Cesare aveva il suo effervescente quartier generale, concentrato in una piccola libreria che respirava di cultura e di sogni - fiorivano ogni giorno sorprese e avventure. Di anno in anno ci ritrovavamo con infallibile certezza: sapevamo di incontrarci, un giorno prima un giorno dopo, in quella libreria sempre aperta, oppure a un tavolo del leggendario Chez Louis al Palazzo del Parco, dove le nostre vignette e caricature ammiccavano conturbanti dalle candide pareti.

Ogni volta, ai vecchi amici se ne aggiungevano di nuovi. Dalla Svizzera o dalla Turchia, da Israele o dal Sudafrica, dall'Argentina o dall’allora Unione Sovietica. E da tutte le regioni d'Italia, naturalmente. Una immensa festante compagnia senza confini. […]. Sempre coccolati da Gigia e Rosella, le amabili figlie di Cesare, che hanno costantemente accompagnato i nostri sorrisi.

Poi c'era l'attesa febbrile per il comunicato stampa che designava i vincitori. Fin dal mattino correvano le indiscrezioni più disparate, i pronostici più azzardati, le ansie più inconfessate. Aspettavamo come bambini l’ambito “regalo” al nostro impegno: Palme e Targhe d'oro, Datteri d'argento, trofei, coppe, medaglie… ma il massimo premio era sempre e soltanto quell’atmosfera di fanciullesco entusiasmo, unica e inenarrabile.

La mia prima volta fu nel 1968. Avevo 26 anni. Collaboravo già a qualche giornale e mi crogiolavo ancora nella mia beata provincia salentina. Concorrevo al Salone da un paio di edizioni, e decoubertianamente, mi bastava partecipare. Ancora non frequentavo “fisicamente” Bordighera considerandola (in tutti i sensi) troppo lontana per me. Invece una sera, in un'edicola di Gallipoli, dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno la notizia su quattro colonne evidenziate di rosso che “fra i maghi dell'umorismo anche un disegnatore galatinese” era stato premiato, mi colse di stupefacente sorpresa. Risalendo in treno l'intera penisola dall'estremo sud-est alla quasi irraggiungibile Riviera di Ponente, ritirai il premio nell’anno successivo e, come Alice nel paese delle meraviglie, entrai in un mondo fantastico che non avrei più abbandonato. Ho poi respirato, vissuto e amato Bordighera per circa vent'anni, lasciandovi la mia parte di giovinezza e di cuore. “Nessuno è Perfetto, tranne Cesare” era la battuta e dichiarazione di affetto che mi sembrava definisse al meglio il nostro patron.

La sua puntuale e invisibile regia ci guidava e accudiva. I giornalisti, i turisti, i passanti ci corteggiavano. Regalavamo disegni estemporanei a chiunque ce li chiedesse. Specialmente i bambini che scaltre mamme, astuti papà e timidi nonni mandavano “in avanscoperta” per intenerirci.

Giocavamo, anche. Non solo i più giovani e buontemponi di noi ma persino i mostri sacri dell'umorismo mondiale che un anno prima un anno dopo, da Bordighera ci sono passati tutti: Peynet, Guareschi, Born, Tublek, Jacovitti, Gabellini, Cavallo, Clericetti, Altan, Mordillo, Quino… ai quali si aggiungevano tanti e celebri ospiti d'onore da Sordi a Marchesi, da Grillo a Guccini, da Noschese a Morricone, da Arbore a Benigni.

Assurdo e memorabile, e impossibile da spiegare, il “gioco delle tre Venezie”, paradossale parodia del più noto gioco delle tre carte (ma…a carte scoperte!) che avevamo ideato insieme all'imprevedibile e geniale Umberto Domina e che tenne banco per più di un’edizione.

O quella sera della Grande Cena - quasi 300 invitati in un incredibile tavolata lunga quanto tutto Corso Italia - quando siamo riusciti a mettere insieme una discreta colletta passando parola che avevano rubato la valigia dello chef con tutte le pentole e gli attrezzi del mestiere!

O quell'altra notte, portata fino all'alba, quando il non ancora famoso ma sempre brillante ingegnere Luciano De Crescenzo, esordiente scrittore, ai più tira tardi di noi raccontò a viva ed alta voce tutto il suo “Così parlò Bellavista” sotto le finestre di un autore concorrente, il quale, alle cinque del mattino, sperando vanamente di zittirci, c’inzaccherò tutti con un secchio d'acqua gelata.

Per non dire del “cocomeraro della curva” - pochi tavoli e pochi cocomeri - che tutte le volte impazziva perché non avevamo prenotato, e lui non sapeva come sistemarci, specialmente quando arrivavamo in trenta, quaranta, cinquanta!

O di quella storia stravagante (che Benigni mutuò, qualche mese dopo in una trasmissione radiofonica) del parlare cambiando sesso ai nomi, generata da una barzelletta malamente raccolta da un improvvido collega: aeroplana anziché aeroplano, bottiglio al posto di bottiglia, e simili facezie…

Erano tempi, neppure tanto lontani in cui il mondo aveva un altro senso della vita, e sapeva sorridere anche con queste piccole cose, forse non tanto piccole.

Il fatto è che Cesare aveva creato “Bordighera” a sua e nostra immagine e somiglianza: una energica e rigenerante combinazione di spirito, di vivacità, di giovinezza mentale. Ma anche di intelligente e appassionata proposizione. Il valore etico dell'umorismo - la sua “missione” riflessiva e civile - è stato un insegnamento ideale nella formazione di tutti noi, grazie alle sezioni “a tema” che stimolavano ad esprimerci, spesso con illuminante sensibilità critica, su argomenti di profondo valore e d’interesse universale. […]Oltre che a Bordighera, negli ultimi anni ho rivisto Cesare qualche volta a Roma e a Città di Castello, presidente della giuria di un altro concorso umoristico al quale prestava la sua divertita esperienza. Sempre attivo, brillante, persino sornione, con quel suo sorriso discreto sotto il seducente baffetto cacio-e-pepe, e con gli occhi rivolti al futuro.

Fra i molti meriti, a Cesare Perfetto va soprattutto riconosciuto quello di avere, per primo al mondo, segnato la strada a una autentica “scuola” dell’Umorismo, inteso anche come stile di vita e come libera espressione di pensiero. Un cammino che molte altre manifestazioni in Italia ed all'estero, hanno poi variamente percorso anche se poche sono riuscite a conservare e a riverberare lo stesso spirito, la spettacolarità e il prestigio del Salone di Bordighera. […]Caro amico, siamo noi che ti siamo e saremo grati per sempre. Per le impareggiabili emozioni che ci hai regalato. Per averci fatto sentire cittadini del mondo e del tempo in quel tuo scintillante Parnaso, pacifico e cordiale. Per il senso dell'arte, dell'amicizia, della vita, che abbiamo respirato e condiviso in un'atmosfera di esclusiva e consapevole felicità.

Per il tuo intramontabile sorriso, che ha sempre alimentato anche il nostro.

Onore a te, Cesare. L'umorismo ti deve molto. E anch’io.

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Melanton

Umorista e giornalista

Che cos’era il Salone di Bordighera se non un allegro e irrinunciabile appuntamento con la creatività e l’amicizia? Giovani autori e vecchi professionisti della matita e della penna di tutto il mondo segnavamo bene sul calendario questo momento unico nel suo genere per conoscerci, confrontarci, imparare e possibilmente bere insieme un aperitivo da Chez Louis. Chi viveva quelle indimenticabili giornate era felice e chi non poteva essere presente sentiva di aver perso qualcosa. I premi, poi, erano autentici Oscar dell’umorismo e Cesare Perfetto, come un vero “chef del sorriso”, cucinava insieme a tutti noi, ogni anno, questo piatto memorabile.

 

Marco De Angelis

Disegnatore, umorista e giornalista

Vivo è in me il ricordo di anni pieni di idee geniali e personaggi straordinari che hanno fatto di questa manifestazione l’università dell’umorismo mondiale.

Questa storia fantastica del Salone dell’Umorismo è il più bel regalo per CESARE più che PERFETTO e per noi umoristi.

 

Lucio Trojano

Disegnatore, umorista

Bordighera, 1967

Per circa trent’anni il fine luglio a Bordighera. Un master in storia, tecnica e pratica dell’Umorismo. Guardare, analizzare e confrontare i disegni al mattino; chiacchierare scherzare e imparare coi disegnatori al pomeriggio. Ritrovarsi, confrontarsi e cazzeggiare la sera. Questa è stata Bordighera. Il Salone coi suoi riti, le dinamiche, le attese del “comunicato stampa” un cartellone coi voti di fine corso.

C’era Bordighera …e poi tutte le altre, numerose, manifestazioni nazionali e internazionali. Li ricordo tutti, ma proprio tutti i Maestri e gli amici conosciuti e incontrati, sono come una scia di briciole di Pollicino, nella mia mente, per segnare la strada. 
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Ugo Sajini

Disegnatore, umorista

Nello sfogliare le pagine del sito dedicate al Salone dell'Umorismo, nello scorrere le foto e i disegni, non ho potuto evitare di emozionarmi ricordando i bei momenti trascorsi al Palazzo del Parco e alla libreria di Corso Italia in compagnia della straordinaria persona che era Cesare Perfetto e delle sue splendide figlie Gigia e Rosella: mi tornano alla mente le ore trascorse nel "caldo" allestimento della mostra, l'inaugurazione (il 26 di luglio, la stessa data dello "anniversario della rivoluzione cubana" come era solito ricordare scherzosamente "patron" Cesare)

e poi la serata della premiazione e le cene di gala al "Terme" di Pigna o a "La Vecchia", seguite da piacevoli scorribande per le cantine di Dolceacqua a bere "Rossese" e sempre a caccia  degli artisti per "rubare" uno " schizzo", una vignetta, una caricatura (preziosi "cimeli" che  conservo ancora gelosamente).
Ora dopo tanti anni posso dire di essere onorato e orgoglioso di avere contribuito, sia pure in minima parte e quale modesto "allestitore", all'epoca studente liceale, prima, universitario, poi, a creare quell'atmosfera magica che aleggiava per le vie di Bordighera durante l'estate in occasione del Salone dell'Umorismo, rigorosamente con la U maiuscola. 
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Silvio Palmero

Professore di Fisiologia generale, Università di Genova

Paris, Juin 2017

UN ETAT D’ESPRIT

 

Pendant plus d’un demi siècle, une étonnante principauté, proche de celles de Monaco et de Séborga, s’est manifestée chaque année, quelques jours seulement. Cet état éphémère, donc mémorable, s’est affirmé progressivement comme le lieu de rendez‐vous incontournable des professionnels de l’humour.

Dessinateurs, auteurs, cinéastes venaient évaluer leur inspiration, comparer leur style et par‐ tager leurs trouvailles, tous éclairés par la même intelligence complice. Ainsi est né le Salon International de l’Humour de Bordighera.

Les talents, venus du monde entier, ont été entrainés par un homme passionné qui a su, pen‐ dant des décennies, déceler les véritables artistes et valoriser leur inventivité. Ce capitaine au long cours qui a maintenu le cap, c’était Cesare Perfetto.

Sans nul doute, ses parents possédaient, à la fois, le sens de l’humour et le sens du défi ; en effet, alors que leur patronyme était, Perfetto (Parfait), ils décidèrent de nommer leur fils Cesare (César), ce qui n’a laissé place qu’à une seule éventualité : réussir.

Au fil des années, il a occupé, alternativement ou simultanément, toutes les fonctions auprès des artistes invités : frère, cousin, oncle, père, parrain, conseiller et, peut‐être même, confes‐ seur. Toujours, il a su cultiver, revisiter, enrichir ce thème universel et intemporel, libérateur et mobilisateur, qu’est l’humour. Si l’anachronisme avait permis à Cesare de recevoir Molière, celui‐ci aurait vérifié que sa pensée prenait, à Bordighera, tout son sens : « C’est une étrange entreprise que celle de faire rire les honnêtes gens. »

Questionné au sujet de l’Humour, Cesare l’aurait sûrement résumé en 3 points : plaisir, esprit et générosité.

Aujourd’hui encore, grâce à lui, l’Humour est contagieux.

 

 

 

 

Olivier Raynaud

Dessinateur de Presse, journaliste